27 Febbraio 2010. Per molti una data come tante, per la famiglia Alborada un segno netto che ha dato il là a una delle
sfide
più stimolanti: la creazione di una sezione
sushi
organizzata e gestita in modo del tutto autonomo, grazie alla collaborazione e alla
passione
di uno staff che ne ha sposato la causa prima ancora di veder nascere il progetto.
Atmosfere soft,
arredi eleganti
e ricercati e un’accurata
attenzione
al dettaglio
sono le caratteristiche di un disegno ambizioso, che ha piacevolmente stupito fin da subito per la sua freschezza e vitalità e che ha già riservato grandi soddisfazioni, promettendone tante altre in futuro.
Basato sulla convinzione che concedersi una cena a base di sushi non debba restare un vezzo o una circostanza estemporanea, ma possa trasformarsi in una piacevole e ricorrente abitudine, il format del progetto prevede un
appuntamento fisso
nella serata dell’ultimo
sabato del mese, con l’intento di dare continuità e conferire riconoscibilità all’evento.
Ecco che il “first floor” Alborada, abitualmente preposto alla ristorazione generica o all’intrattenimento notturno, si tinge intorno alle
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di atmosfere uniche nel loro genere, che riescono a coinvolgere gli ospiti facendo assaporare loro
gusti e sensazioni
particolari.
In sintonia con la filosofia Alborada, il Sushi Club non vuol limitarsi a essere
un ritrovo per pochi, ma si prefigge fin da subito di accogliere con un
menù tradizionale parallelo
all’offerta etnica, anche amici e curiosi che abbiano gusti più classici o che
semplicemente desiderino avvicinarsi a questo nuovo mondo a piccoli passi.
I perché di una passione.
La cucina giapponese è un’arte millenaria
che affonda le sue radici nella ricchissima e affascinante tradizione orientale: attraverso la preparazione di
sushi e
sashimi
il
mastro
sushi da sempre esprime il proprio senso artistico grazie alla capacità di comporre piatti come mosaici, nei quali il riso e le sottili fette di pesce si possono paragonare ai tratti di un dipinto.
Sushi.
L’epoca di nascita di questa prelibatezza nipponica è incerta ma l’ipotesi più accreditata vuole che il sushi sia stato portato in
Giappone
dai monaci buddisti tornati dalla Cina nel ‘600.
I Nighiri sushi furono inventati in seguito e serviti nei banchi della città di Tokyo, sotto forma di bocconcini di
riso aromatizzato
all’aceto modellati a mano e sormontati da fettine di pesce crudo e crostacei.
Fra i classici, si ricordano il Makisushi (sushi arrotolato), involtini di alga farciti di riso, pesce, verdure e frittata che possono assumere forme e dimensioni diverse: Futomaki (rotolo grande), Hosomaki (rotolo piccolo), Uramaki o California rolls (maki a forma di cono), Chirashisushi (fettine di pesce crudo disposte in maniera coreografica su una ciotola di riso) e Inarizushi (sushi ripieno).
Sashimi.
Il sashimi è il piatto giapponese per eccellenza e consiste in
pesce crudo
freschissimo tagliato a fettine sottili e degustato son salsa di
soia,
wasabi
e fettine di daikon crudo.
Si tratta di una vera e propria
forma d’arte
commestibile, comparsa in Giappone nel ‘700 ad opera di uno degli chef imperiali.
Oltre alla freschezza del pesce, una caratteristica fondamentale è l’abilità nel taglio, considerato un’attività professionale a tutti gli effetti: è noto come l’utilizzo dei coltelli e le tecniche di taglio influiscano sulla consistenza e sul sapore del pesce.
Nei pranzi formali il sashimi è immancabile e viene servito come prima portata, affinchè possa essere degustato al meglio.
Le principali varietà di sashimi sono:
Toro (Tonno grasso)
Ebi Cooked (Gamberetto)
Hamachi (Spigola)
Ika (Calamaro)
Maguro (Tonno)
Saba (Sgombro)
Sake (Salmone)
Tako (Polpo)